GIUSEPPE ANTONELLO LEONE
                              pietre erranti
                                      foto di Lucia Patalano
 
Circe, 1970

 
 
 
… stamane
     sono andato al fiume
     e  non ho trovato
     la pietra grande,
     la terra umida
     per le mie mani…
Omero, 1975 Polimnia, 1995 il Litosofo, 1995

L’egiziano, Circe, Polimnia, Idomeneo, la bocca della verità, Litosofo, Cicisbeo, Omero, Orafo, Glaux, Francesco di Paola, Ungaretti, ….

Sono lì nella terra, nel letto del fiume, tra l’erba, montagne di pietre, pietre corrose dal vento e dall’acqua che svettano nei cieli tersi della Lucania, tra le terre rosse della  Calabria, negli antri della Puglia, tra la salsedine della Campania….

Cicisbeo, 1967 L'egiziano, 1970

Lunghi percorsi, strade, sentieri, arse terre di pietre, strapiombi, calanchi, una lunga ricerca durata più di quarant’anni ha visto Giuseppe Antonello Leone  aggirarsi per ore  sotto il sole e tra le pause del sole nei letti dei fiumi, tra le pietre rotolanti dei torrenti, sulla vetta di Massa di Maratea là dove il mare tocca il cielo e dove un fiore raro cresce tra le rocce, là dove nasce un sogno di  museo della pietra…

Trentatré, gli anni di Cristo, dovevano essere trentatré pietre scolpite dal tempo e dallo scalpello e sono di più, molte di più nello studio di Giuseppe Antonello Leone, pronte per  ritornare ad essere viste dagli occhi della gente, forgiate dallo scalpello che  fa emergere le forme, i pensieri che erano già lì pronti per essere rivelati, interpretati…

la coppia, 1995 Sibilla cumana, 1997 La bocca della Verità, 1996

 

Giano bifronte, 1972

”Perché le pietre: spesso dimentichiamo, nella banca della nostra infanzia, di aver toccato la terra, la sabbia, la piccola pietra; la pietra!…Arrampicandomi per le montagne intorno a Moliterno, Tramutola, Marsicovetere, tra migliaia di pietre una mi venne incontro. Era un fantasma in cerca di aiuto, non voleva più stare in quel luogo, voleva venire in città. Quella pietra sembrava sdegnata di me che mi tormentavo a cercare il “segno altro” nella spazzatura della metropoli. Mi sembrò di udire: “Cerca nella spazzatura di Dio, dove, senza profanare la sacra legge, troverai un pensiero altro dell’Universo; esso si annida nella materia che vuole svelarsi. … Così, fu tutto un correre per cave, torrenti, montagne, lungo l’Agri, l’Ofanto, il Cervaro: soste a Matera, a Maratea, Orsara, Ariano Irpino, Atena Lucana, Brienza, Cento Santi lungo il Bradano… Dovevo dar voce a quel silenzio.

Martello e scalpelli e, via, via, scalpelli sempre più resistenti per togliere il ”soverchio” alle mie pietre erranti; lavoro duro e rischioso per tener fede all’estetica e al colloquio.

Federico II, 1975 Penelope, 1997 Giovanni Battista, 1994
S. Francesco di Paola, 2003 Lo scriba, 1995 il selenita, 1997 Orafo, 1972

L'Unico, 2001

Imbattersi con materiale di diversa natura come calcite, conglomerati arenari e silicei, silice, ossidiana, graniti e mantener fede al segnale rivelato volta per volta dalle stesse pietre; entrare nella molteplicità espressiva, sottolineare la diversità della “superficie” come dato emotivo e non errare nell’intervento, è stato per me il punto fermo al fine di non alterare la parte che si è rivelata la mia interferenza di scultore e, insieme, completare, così, l’armonia che si va a creare con un gesto: il trapasso da una storia di silenzio a una storia di colloquio….

Per far coincidere il rapporto del mio fare con la “caparbietà delle mie pietre, in alcuni casi sono ricorso all’abrasione veloce o a quella lenta con acqua a pietre quarzifere.

Ho raggiunto , così, l’identità e la pace con le mie pietre, sottraendole dal vagabondaggio di fiumi, cave e torrenti unendole per un colloquio di trentatrè voci.“ 

(Giuseppe Antonello Leone da Eretico, Colonnese Editore, gennaio 1993)

Ungaretti, 1980 Sognando Picasso, 1960 Nasone, 1960 Oracolo, 1980
Andromaca, 1995 Guerriero Nato, 1990 Eracle, 1996